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Manuel POGGIALI parteciperà alla rievocazione

14 Lug, 2016 / 0

Classe 1983, inizia a correre in minimoto e, dopo essersi fatto notare nel Trofeo Honda e nei campionati italiano ed europeo, esordisce a soli 15 anni nel mondiale, categoria 125.

Inizia con Aprilia, ma sale per la prima volta sul podio ad Assen su Derbi.

Nel 2001 vince il primo titolo mondiale e riporta così la Gilera alla ribalta, dopo 44 anni dall’ultimo successo.

Nel 2002 su laurea vice-campione del mondo e l’anno successivo esordisce nella categoria 250, vincendo subito il secondo titolo mondiale con Aprilia.

Annuncia il ritiro a 25 anni, ma, per la gioia dei suoi molti tifosi, non abbandona mai le due ruote, tanto che ritorna a correre in Superbike e si fa apprezzare anche come istruttore.

Lo vedremo ad Ospedaletti su Ducati Panigale 1199, nella Batteria Open, novità di questa edizione della Rievocazione.

Parliamo un po’ con lui.

Hai iniziato a correre a 10 anni e ti sei laureato campione del mondo a 18 e 20 anni, peraltro in categorie diverse. Ora, tra l’altro, corri in Superbike e sei un apprezzato istruttore Ducati. C’è chi dice che i giovani vogliono tutto e subito, cosa ne pensi?

I giovani fanno così; hanno voglia di emergere. Anche il mondo di oggi, però, funziona così: se non fai risultato vieni scaricato. I giovani, quindi, vivono pressati dal dovere di fare bene e subito. Le tensioni, però, non consentono una performance serena. Alcuni riescono a superarle, altri no.

Il Manuel che si vede in Superbike ha lo stesso stile che lo ha reso vincente nel mondiale. Ti ha emozionato di più il primo podio, il primo titolo, il secondo o il ritorno?

Ho vissuto ogni successo come un sogno coltivato da bambino. L’attività professionistica, per me, era un sogno. Quando si è trasformata in un lavoro stressante ho smesso; avevo 25 anni. Anche da adulti non è facile scegliere la strada giusta e resistere alle pressioni, figuriamoci da giovani. Sono comunque felice delle scelte che ho fatto, nel bene e nel male; anche quelle peggiori hanno contribuito a formarmi. La prima vittoria è arrivata gradualmente, dopo numerosi successi sfiorati. A livello sportivo l’emozione che ricordo di più è stata la conquista del primo titolo mondiale, un sogno che avevo coltivato più volte da piccolo e che ho vissuto sulla mia pelle da adolescente, in maniera ancor più intensa. E’ un’emozione che mi porterò dietro tutta la vita.

Nella pausa di cui hai parlato ti sei però dedicato alla nascita del primogenito, Claudio. Poi è nato Riccardo. Ai tuoi figli piacciono le moto?

Claudio gioca a calcio ed ama le moto. Sono molto felice che faccia uno sport formativo a livello umano. Riccardo ha solo 21 mesi, ciononostante segue il calcio, il basket e le moto, anche se, per ora, è più attratto dai cartoni. Mi piacerebbe se anche lui coltivasse uno sport qualsiasi; lo trovo importante per la crescita.

Che significato ha il numero 54?

E’ un numero battezzato fortunato nel 1996-1997. Ha portato fortuna al mio compagno di squadra, Mattia PASINI ed anche a suo padre. Ha portato bene anche alla Mendez, nell’edizione di Miss Italia di quegli anni. Dall’anno successivo l’ho utilizzato anch’io ed ho iniziato a vincere.

Siamo ad Ospedaletti e non è passato inosservato il fatto che tu abbia, a suo tempo, rifiutato di partecipare al festival..

Avevo invitato amici e parenti alla presentazione della squadra Aprilia per la stagione 2004. Avevo appena vinto il mondiale e, per me, si trattava di una grande festa, per di più nella mia terra: San Marino. Pensavo che fosse giusto trascorrerla in compagnia di chi era venuto, quindi ho preso male l’insistenza con cui mi è stato chiesto di partecipare a Sanremo la sera di quello stesso giorno. Non ho accettato per rispetto delle persone che erano lì per me ed anche di me stesso. Volevo essere libero di organizzarmi e di vivere serenamente e mi sono invece sentito un giocattolo da spedire sul palco. Questa scelta, peraltro, ha comportato delle conseguenze, che non mi sarei aspettato, nella mia carriera agonistica.

C’è una relazione tra il volante di un’auto ed il corpo di un motociclista?

Assolutamente si! Entrambi servono per svoltare.

Mi dicono che, alla scorsa edizione della rievocazione, non hai dormito molto prima di salire in sella. Ci assicuri che, questa volta, arriverai con più calma il giorno prima?

Certo, così mi godrò anche il posto, che mi è sembrato molto bello! Tra l’altro, arrivando prima, riuscirò anche a trovare parcheggio..

A presto!

Salutami MARCHETTI, DE MATTEIS e gli altri amici che stanno da quelle parti!

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