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Freddie SPENCER parteciperà alla rievocazione

1 Ago, 2016 / 0

Freddie SPENCER ha davvero poco bisogno di presentazioni.

Ha Vinto 2 volte consecutive (’77 e ’78) il campionato statunitense nella 250 c.c. e, due anni dopo, ha esordito nel motomondiale, come collaudatore delle Yamaha 500.

Alla fine della stagione successiva è riuscito nella difficile impresa di far girare la Honda NR 500 a pistoni ovali con i tempi delle 2 tempi, nonostante il fatto che si trattasse di una 4 cilindri – 4 tempi e, conseguentemente, non fosse certo facile avviarla a spinta.

Nel 1982 ha ottenuto il terzo posto assoluto nel mondiale, con la Honda NS 500 tre cilindri, a due tempi.

Nel 1983 ha vinto il primo titolo mondiale, nella classe regina.

Nel 1985 ha vinto altri 2 titoli mondiali, ultimo pilota a riuscirvi in classi diverse (250 c.c. e 500 c.c.); nel contempo si è anche aggiudicato Daytona 200 – nelle categorie F1 e 250 – e la Superbike.

E’ considerato il precursore dello stile di guida moderno, poiché ha abbandonato le traiettorie lunghe e sinuose – che si erano viste sino a quel momento, perlomeno nelle classi maggiori del motomondiale – ed iniziato per primo a percorrere meno strada possibile a moto inclinata, per riuscire a spalancare subito il gas.

Riportiamo di seguito alcuni passaggi dell’intervista che ci ha rilasciato, in vista della sua partecipazione alla Rievocazione del 3/4 settembre.

Che ricordi hai della Honda NR 500, specialmente in partenza?

Il mio primo ricordo della Honda NR 500 è una grande ricordo, legato alla prima gara che ho disputato con la 500, a Laguna Seca, nel luglio 1981. Mi ha sorpreso, perché era una quattro tempi, ma aveva le caratteristiche di una due tempi. In quella gara ho fatto il miglior tempo per 4 giri, davanti a Kenny Roberts, prima di avere un guasto. Però da questo è nata l’occasione per gareggiare con quella moto a Silverstone, poche settimane dopo. Era un percorso diverso; il Gran Premio di Silverstone è molto, molto più grande. Dovevo imparare come metterla in moto. La 500 era molto difficile da far partire a spinta, il modo in cui si partiva allora. Così il venerdì ed il sabato sera, prima del Gran Premio della domenica, mi allenavo. Provavo la partenza a spinta, consigliato dal capomeccanico di quel periodo, che mi diceva di battere con il petto sulla moto, mentre salivo con la gamba. Nel Gran Premio di Gran Bretagna conquistai un buon piazzamento nei primi 10 ed ero anche riuscito a portarmi al quarto posto, prima di avere problemi al motore.

Com’è nata l’idea di cambiare lo stile di guida nella 500?

Non è stato il passaggio alla categoria superiore a cambiare il mio stile di guida, bensì la guida della 500 a darmi l’opportunità di farlo, dimenticando tutto quello che avevo imparato in precedenza. Si trattava di tenere sotto controllo la moto e di farla slittare nella parte posteriore, per aiutarmi sia nell’entrata che nella parte critica della curva. Questa intuizione è venuta da anni di esperienza su superfici diverse e mi ha permesso di far scivolare la moto al momento giusto, usando la leva ed appoggiandomi alla stessa per cambiare direzione.

Che ricordi hai della prima vittoria nel mondiale, ove avevi esordito come collaudatore?

La prima vittoria è stata al Gran Premio del Belgio, il 4 luglio 1982; ricordo la gara come fosse ieri. Mi sono qualificato secondo più veloce, dopo Jack Middelburg. Penso di non essere partito al meglio, anche se ormai ero abbastanza bravo con le partenze a spinta. Ogni giro mi abituavo di più al percorso; era la prima volta che gareggiavo lì. In verità quell’anno avevo percorso molte piste per la prima volta, però quella gara andavo ogni giro più forte ed il mio giro più veloce in gara è stato 3 secondi più veloce della qualificazione. Questo fa capire quanto piacere provavo in quella gara, giro dopo giro. Ottenere il mio primo successo è stato un privilegio.

Sei l’ultimo pilota ad aver vinto 2 titoli mondiali nello stesso anno, aggiungendovi anche i successi a Daytona ed in Superbike. Vuoi dirci il segreto di quel fantastico 1985: una particolare forma fisica, un equilibrio psicologico perfetto od altro?

Sono stati importanti i tempi, il supporto della Honda e l’incredibile team, con Erv Kanemoto, Jeremy Burgess, George Vukmanovich. Quegli uomini, nel complesso, hanno vinto quasi 20 titoli mondiali. E’ stato un anno straordinario. Daytona 200 fu l’inizio dei successi nelle tre grandi categorie. Ho vinto F1 il venerdì, la 500 il sabato e la 250 domenica. E’ stato un fine settimana incredibile, che ha fatto sì che tutto andasse alla grande nella mia vita. All’inizio avevamo problemi con la 500, perché non riuscivamo a scaricare tutta la potenza a terra, poi la difficoltà si è trasformata in un’opportunità di tirar fuori il meglio, con l’aiuto della squadra . E’ una cosa di cui sono grato.

Cosa dici agli appassionati che ti aspettano ad Ospedaletti il 3/4 settembre 2016?

Il motociclismo è una passione speciale, che condividiamo. Mi ha dato veramente tutto quello che ho nella vita, la possibilità di guadagnare con la mia capacità di guidare una moto. Mi ha anche dato la possibilità di conoscere persone che mi hanno cambiato la vita e di condividere la mia esperienza di motociclista con gli altri. Questo famoso evento, al quale andiamo ed al quale sono felice di essere stato invitato, è molto speciale per me, perché abbiamo l’opportunità di condividere quanto ci è stato donato. Sono molto emozionato per Ospedaletti! Non vedo l’ora di esserci e di vedere tutti gli altri.

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