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Le derivate dalla serie

12 Apr, 2017 / 0

Sono le progenitrici delle Superbike – anch’esse moto da corsa derivate dalle sportive-stradali – ed hanno conosciuto un decennio di grande successo, sino alla fine degli anni ’70.

Alla fine degli anni ’60, infatti, il migliore contesto socioeconomico aveva portato ad intendere la moto non più solo come un mezzo di trasporto, sicché le case costruttrici, ovviamente sensibili ai mutamenti della società, iniziarono ad immettere sul mercato motociclette con alto contenuto tecnologico.

Le apripista furono le Honda Four, dapprima la 750cc del ’68, dipoi la 500cc del ’71, più tardi anche la 400cc, giacché a quel tempo le più accreditate concorrenti a quattro tempi presentavano diversi frazionamenti.

La concorrenza si adeguò al nuovo trend e presentò le Triumph e Bsa tricilindriche (mentre la Norton Commando rimase bicilindrica), la Kawasaki tricilindrica a due tempi, la Guzzi V7 sport, la Ducati desmo 750ss, la Laverda C, la Suzuki GT tricilindrica ed altre.

Si trattava di oggetti curati e performanti, di culto per alcuni e buona base di partenza per chi voleva trasformarli in vere e proprie moto da corsa.

Del resto il Paese conosceva un periodo di benessere ed i costi delle elaborazioni non erano ancora proibitivi.

Nacquero così le gare per derivate dalla serie, in due categorie (fino a 500 cc e fino a 750 cc) e due formule (prima endurance 500km, poi sprint),

Teatri di quelle gare – che videro fronteggiarsi piloti del calibro di Bonera, Pelletier, Piccirilli, Uncini, Virginio Ferrari, Lucchinelli ed altri – furono specialmente i circuiti di Vallelunga, Monza e Magione.

Il periodo d’oro terminò con l’aumento dei costi delle elaborazioni e l’impegno diretto delle case produttrici, che, fiutata la domanda, la soddisfarono con la produzione di moto da corsa per privati.

Il costo di una moto da corsa marchiata dal produttore era simile a quello necessario per acquistare una moto sportiva-stradale e farla elaborare, dunque la maggior parte dei piloti privati scelse la prima strada, che assicurava prestazioni superiori (tranne alcune eccezioni) ed una veloce e costante fornitura di ricambi.

I preparatori, perlomeno quelli capaci di creare veri e propri gioielli artigianali, continuarono la loro attività in scala ridotta.

Taluni la esercitano tuttora, con i restauri, le manutenzioni e la creazione di repliche.

Talaltri, invece, furono assorbiti dalle case-madri, come accadde, ad es., a Carlo Murelli della Samoto, che, dopo i successi con le Honda Four, approdò alla HRC.

Alla rievocazione storica di Ospedaletti viene dato giusto risalto alle moto da corsa derivate dalle moto di serie, giacché, come si evince da quanto si è detto, è notevole la loro importanza storica, così come i risultati conseguiti dal genio dei preparatori e dall’abilità dei piloti cimentatisi in gara.

In un certo senso possiamo anzi dire che, alla scorsa edizione della rievocazione, sono state valorizzate sia le “Superbike” classiche sia quelle moderne.

Da ultimo ci pare opportuno segnalare che la Federazione Motociclistica Italiana – importante partner della rievocazione – esalta il patrimonio storico delle derivate, giustamente considerandole non beni statici (che non possono essere modificati), bensì dinamici (cioè da mantenere in condizioni di perfetta efficienza – nel rispetto del regolamento tecnico – ed utilizzare in gara).

Vale senz’altro la pena di assistere – per chi può anche di partecipare – alle rievocazioni (gruppo 3) ed ai campionati italiani di moto d’epoca, per regolarità (gruppo 4) e velocità (gruppo 5) della FMI, divisi per classi, cilindrate e periodi storici.

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