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Il sogno continua

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Il sogno continua…

Per un quarto di secolo è stato uno degli appuntamenti più attesi dai piloti e dagli appassionati di motociclismo, una gara completamente diversa dalle altre che si disputavano in Italia.

Il Gran Trofeo Motociclistico Sanremo era un evento irrinunciabile per i centauri italiani e stranieri, che si contendevano la vittoria in accaniti duelli all’ultimo respiro.

Una gara tanto attesa non poteva che avere un palcoscenico straordinario, e tale era il Circuito di Ospedaletti: un tracciato ricavato dalle strade che costeggiano il mare e si inerpicano sulla collina che cinge il magnifico golfo della cittadina ligure. Un percorso che fin dalle primissime edizioni si è presentato come bellissimo e impegnativo. Difficile, difficilissimo. Ma ammaliante.

Nei lunghi anni della sua esistenza, piloti e addetti ai lavori lo hanno definito “piccolo Nurburgring” o anche “un Tourist Trophy in miniatura”: paragoni impegnativi, che però rendono bene l’idea delle caratteristiche essenziali del circuito ospedalettese. Una serpeggiante, ma velocissima, parte pianeggiante, che improvvisamente si inerpica lungo il fianco della collina disegnando curvoni impegnativi da affrontare con la manetta spalancata. E poi la lunga discesa, a tratti in forte pendenza, con curve strappacuore in cui infilarsi sfiorando strapiombi e gli onnipresenti muri a secco.

Il tutto in una cornice di grande bellezza, che fin dalla prima edizione della corsa, nel 1947, i cronisti non mancarono di mettere in risalto: gli spettatori che accorrevano numerosissimi ad assistere alle gare potevano accomodarsi all’ombra delle palme o degli ulivi che abbracciavano il tracciato, e potevano scegliere come sfondo la collina lussureggiante o l’azzurro del mare. Certo, le descrizioni del tempo erano condite da un pizzico di retorica, ma non troppo: gli scorci panoramici del circuito di Ospedaletti erano davvero idilliaci.

Erano… ma sarebbe meglio dire sono, perché non è cambiato nulla: il tracciato è rimasto identico metro per metro, gli alberi e le siepi di buganvillee sono sempre lì, i muretti, i marciapiede, il magnifico panorama: tutto è rimasto immutato.

Ad oltre quarant’anni dallo svolgimento dell’ultima edizione del Gran Trofeo Sanremo, il circuito è lo stesso che vide battersi Agostini e Pasolini, Hailwood e Saarinen, Provini e Liberati, Duke e Bandirola, e decine e decine di altri indimenticabili campioni che con le loro imprese hanno lasciato un marchio indelebile sul circuito ligure.

E’ sempre quel terribile “misto feroce, tra i più difficili di tutta Europa”, come lo aveva mirabilmente definito un cronista dell’epoca: la violenta staccata del Piccadilly, il caratteristico muraglione bianco della curva del Belvedere, lo stretto ponticello del Mulino, la discesa con il mare a far da sfondo. Tutto come allora. Anche, e soprattutto, il fascino di questo tracciato unico.

Nel 2008 è iniziata una nuova fase del Circuito di Ospedaletti: non più, naturalmente, agonistica, ormai impossibile per i vincoli di sicurezza che giustamente impone il motociclismo moderno, ma rievocativa. E’ la Rievocazione Storica del Gran Trofeo Sanremo, che unisce aspetti sportivi e culturali e che per un fine settimana trasforma Ospedaletti nella capitale del motociclismo d’epoca.

Il circuito è nuovamente lo splendido palcoscenico su cui sfilano eccezionali esemplari di motociclette da corsa che rappresentano un vero museo in movimento. Una grande festa, nella quale una parte di primo piano la svolge anche il pubblico, che come negli anni d’oro della competizione ligure prende letteralmente d’assalto il tracciato e si inebria del rombo cupo dei grossi monocilindrici a quattro tempi e del sibilo assordante dei due tempi.

Quando, ai primi di settembre, ad Ospedaletti tornano ad accendersi i motori, si aziona una sorta di “macchina del tempo” che proietta entusiasticamente piloti e spettatori nel cuore di un’epoca d’oro del motociclismo.